lunedì 23 e martedì 24 novembre ore 10 • teatro ragazzi
• SomministrArte – Affabulazione ETS
Manifatture Teatrali Milanesi
ODISSEA
errare è umano
di Valeria Cavalli
regia e disegno luci Claudio Intropido
con Giulia Marchesi e Marco Vitiello
assistente al progetto Isabella Perego
voci fuori campo Pietro De Pascalis e Isabella Perego
collaborazione didattica Simonetta Muzio
scene Marco Muzzolon
costumi Francesca Biffi
staff tecnico Marco Meola
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
tecnica: teatro d’attore
dagli 11 ai 13 anni
ingresso gratuito
L’Odissea come specchio dell’adolescenza. Due giovani attori danno corpo e voce al viaggio di Ulisse tra mostri, sirene e tempeste. Un invito a salpare verso la vita, perché “errare” è profondamente, meravigliosamente umano.
“Potendo si sarebbe fatto volentieri a meno di tutta questa mitologia” ha scritto Cesare Pavese nella prefazione dei Dialoghi con Leucò. Potendo, ma non si può perché il mito è fonte inesauribile di simboli e di storie. Mito, dunque, è un modo di raccontare e un modo di pensare. Ci porta dal lontano passato al nostro quotidiano presente e poiché il mito è fatto di un groviglio di racconti, ci conduce inevitabilmente all’incontro con il Teatro. Il viaggio di Ulisse è il viaggio della vita che ci fa attraversare mari calmi e tempestosi, ci apre a nuovi incontri, ci obbliga a scontrarci con l’ignoto che fa sussultare di paura e a conoscere la gioia. Odissea, errare è umano accompagna il giovane pubblico ad accostarsi all’archetipo del romanzo di formazione in cui la parola “errare” ha un doppio significato, quello del vagare cercando la propria strada e quello della possibilità di sbagliare.
Note di Regia
Come sempre il nostro percorso artistico si discosta dalla filologia per avvicinarsi invece a un’interpretazione più contemporanea che, come succede in tutti i grandi classici, è già presente nell’opera stessa. Affrontare l’Odissea è, appunto, un’odissea! Un’opera grandiosa che racconta le imprese di Ulisse, re di Itaca, quando si lascia alle spalle la sanguinosa guerra di Troia e si ritrova a vagare per il Mediterraneo, sognando sempre il ritorno a casa. Omero, pur descrivendolo come l’eroe dal multiforme ingegno, ne sottolinea anche l’umanità, che lo porta a sbagliare come succede ad ogni mortale; il suo lungo viaggio è un appassionante racconto avventuroso fra tempeste, canti di sirene, mostri orribili, incontri con l’amore e con la morte. L’idea di rappresentare un’opera immensa in una sorta di “bigino” ci è parsa riduttiva e inutile poiché il compito del teatro è quello di uscire dalle parafrasi, dalla didattica, toccando invece certi temi presenti nell’Odissea di Omero che sono ancora estremamente attuali e che risuonano in tutti noi. Sappiamo inoltre che scegliere opere così universalmente conosciute è rischioso perché ogni spettatore ha una sua personale visione dell’Odissea che spera di vedere riprodotta in scena, ognuno ha capitoli e personaggi che ne hanno colpito l’immaginazione ed è quindi più complesso uscire dal recinto delle proprie convinzioni. Nella creazione della nostra Odissea abbiamo deciso di liberarci dal timore di non toccare i punti considerati salienti. Come sempre abbiamo pensato in primis ai ragazzi, agli adolescenti, che in quest’età si ritrovano proprio davanti al mare della vita, pronti a salpare, ad agguantare il timone con il desiderio e la paura di andare incontro all’ignoto che li aspetta negli anni futuri. Li abbiamo immaginati come tanti Telemaco che spesso si sentono incompresi, soli, a volte abbandonati o in attesa come Penelope, li abbiamo visti persi e spaventati come i Lotofagi stregati da fiori che promettono l’oblio, li abbiamo pensati in ascolto di quel canto dolcissimo che è il richiamo dell’amore e soprattutto li abbiamo voluti incoraggiare a partire, ad andare, a superare le paure che a volte ci trattengono in porto. La loro odissea è adesso, è viva, è fresca, è necessaria e di conseguenza la nostra messa in scena vede due giovani e talentuosi protagonisti che nell’Odissea si muovono liberamente entrando e uscendo dall’opera con profonda leggerezza.

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