In questo adattamento La Mandragola viene riportata alla sua essenza di scenario, attraverso un montaggio di canovacci e lazzi che anticipano il repertorio dei comici dell’arte. Il gioco corale delle maschere ci conduce verso una graffiante favola fiorentina, dove ritroviamo i diversi archetipi della commedia dell’arte: padroni, servitori, dottori, capitani e innamorati.
Messer Nicia/Pantalone è il vecchio ricco, un po’ stupido e impotente; Ligurio/Truffaldino il servitore furbo, abile nel manipolare le azioni e nel perseguire il proprio vantaggio, secondo una morale in cui il fine giustifica i mezzi. Siro è uno zanni fedele e brontolone, Callimaco un giovane innamorato con alcuni aspetti del capitano e di Don Giovanni. Fra Timoteo rappresenta l’autorità religiosa, capace di usare la dialettica e il proprio potere a suo profitto, mentre Lucrezia incarna la giovane innamorata, affiancata dalla madre Sostrata, attenta alla posizione sociale e al benessere della famiglia.
Le canzoni, già presenti nella versione originale, vengono valorizzate come passaggio tra un atto e l’altro. L’allestimento, semplice ed essenziale, si affida a maschere, costumi e pochi oggetti significativi per creare gli ambienti e lasciare spazio alla bravura degli attori. Ogni interprete dà vita a più personaggi, in un continuo gioco di maschere che passano da un attore all’altro davanti agli spettatori. Canto, musica, danza, espressione corporea e lazzi comici costruiscono così uno spettacolo corale, nel solco della tradizione della commedia dell’arte.