Sul confine tra Russia e Finlandia, la geologa Mira Totinen scopre il corpo di un bambino in una grotta naturale. Nel mentre, gli agenti di polizia Raìsa Petrovich e Pavel Batkin indagano su strani avvenimenti locali: animali scomparsi, un terremoto di origine ignota e il cacciatore Ëak Koski che sembra conoscere fin troppo bene le loro storie. Tra mito, religione e il paganesimo che resiste al tempo e alle intemperie, i personaggi costruiranno la propria versione della natura, della famiglia e di loro stessi, in un grande atto di fede condiviso con il pubblico.
Favola sismica di Matteo Caniglia si apre allo sguardo del pubblico nel percorso di PLAYGROUND, i cantieri di collaudo della drammaturgia contemporanea ideati da PAV/Fabulamundi Playwriting Europe. A partire dallo scorso luglio, Fabiana Iacozzilli attraversa il testo insieme all’autore, agli attori e alle attrici del Corso di Perfezionamento del Teatro di Roma e a Cesare Del Beato: un lavoro sulla scrittura per entrare sotto pelle, interrogarne le tensioni e immaginare possibilità sceniche.
Sul confine tra Russia e Finlandia, la geologa Mira Totinen scopre il corpo di un bambino in una grotta naturale. Intorno al ritrovamento, animali scomparsi, un terremoto di origine ignota e un cacciatore che sembra conoscere fin troppo bene le storie del luogo compongono un paesaggio in cui mito, religione e paganesimo interrogano la natura, la famiglia, la possibilità di credere.
Il cantiere si intrufola nelle pieghe di questo immaginario, là dove la parola conserva i sedimenti di ciò che l’ha nutrita. Materiali, immagini, suggestioni, anche quelle rimaste ai margini della stesura, tornano a circolare nell’incontro. Lo sguardo di Iacozzilli ne intercetta le tracce, le mette in movimento, le consegna ai corpi e alle voci degli interpreti. Sotto lo sguardo di Matteo Caniglia, la scrittura reagisce, si lascia interrogare, scopre altre tensioni.
La drammaturgia si compone della reciprocità di questo passaggio.
Aprire il cantiere al pubblico è rendere attraversabile questa materia ancora febbrile, coglierla nel momento in cui prende forma portando con sé ciò che l’ha generata e ciò che ancora può modificarla. Una forma provvisoria, esposta all’incontro. Chi guarda entra nel tempo della creazione, tra le tracce che affiorano e le possibilità che restano in fermento.